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Pace
A un anno dalla consegna del rapporto della
Commissione della Verità e Riconciliazione
Perù (1980-2000): 70’000 vittime della guerra civile
La Commissione della Verità e Riconciliazione
CVR - composta da 12 membri rappresentanti di tutte le componenti
(civili, militari, religiose e giudiziarie) della società
peruviana e presieduta da Salomón Lerner Febres (preside
della Pontificia Università Católica di Lima) - ha
raccolto le testimonianze di 17’000 persone durante 22 mesi
di indagine e si è avvalsa della collaborazione di una squadra
di investigatori.
I nove volumi del rapporto per un totale di 6’500 pagine pubblicati
a Lima il 28 agosto 2003 possono essere visionati sul sito
www.cverdad.org.pe
Le vittime
L’analisi della violenza nel Paese andino stima ben 69’280
morti o desaparecidos, vittime del terrorismo politico e della repressione
statale, superando tre volte la cifra che si presumeva.
Quest’orribile saldo è maggiore delle stime indipendenti
di 30’000 morti e desaparecidos della dittatura militare in
Argentina (1976-1983) e risulta essere il secondo più grave
dell’America Latina dopo le 200.000 vittime (in maggioranza
maya) della repressione della guerra civile in Guatemala (1960-1996).
La maggioranza delle vittime, rappresentanti delle popolazioni contadine
ed indigene, viveva nelle zone rurali (79%), tre su quattro parlavano
quechua, il 68% aveva conseguito un’educazione primaria completa
o incompleta.
I responsabili
Il documento elaborato dalla CVR accusa principalmente la guerriglia
maoista “Sendero Luminoso”, il movimento guerrigliero
“Tupac Amaru” MRTA, l’esercito governativo, ma
indica anche la responsabilità politica degli ex Presidenti
Fernando Belaúnde (1980-1985) e Alan García (1985-1990)
e la responsabilità penale di Alberto Fujimori (1990-2000),
profugo in Giappone, sotto la cui presidenza apparve lo squadrone
della morte conosciuto come gruppo Colina, vincolato all’ex
capo dei servizi segreti, Vladimiro Montesinos.
La maggior parte delle atrocità commesse andrebbero attribuite
alla guerriglia; Sendero Luminoso ha inflitto “una violenza
estrema di inusitata crudeltà, comprendendo anche la tortura
e le sevizie come forme per castigare ed intimidire la popolazione
civile che tentava di controllare”, enfatizza il rapporto
finale CVR aggiungendo che “Sendero negava il valore della
vita e dei diritti umani”.
Le forze armate e di sicurezza dello Stato sarebbero però
responsabili della sparizione di almeno 7’000 persone e del
31% di morti, la CVR conclude che “nel primo periodo si applicò
la strategia della repressione indiscriminata contro la popolazione
civile, sospettata di appartenere a Sendero Luminoso”. In
alcuni momenti del conflitto, secondo la CVR, non si è trattato
solo di eccessi individuali, bensì di “pratiche generalizzate
e/o sistematica violazione dei diritti umani”.
Le complicità di Mons. Cipriani
Anche la Chiesa Cattolica è stata oggetto dell’analisi
della Commissione della Verità CVR.
Secondo il rapporto finale “la difesa dei diritti umani da
parte dell’Arcivescovo di Ayacucho (attualmente Cardinale
di Lima, Mons. Luis Cipriani) e di alcune altre autorità
ecclesiastiche di Huancavelica e Apurimac non è stata ferma
e decisa durante la maggior parte del conflitto armato”. Essi
non hanno svolto il loro impegno pastorale in favore della pace
e della giustizia.
Il documento segnala anzi che l’attuale esponente latinoamericano
dell’OPUS DEI “durante la maggior parte del conflitto
armato ha volto le spalle ai familiari dei desaparecidos e ostacolato
il lavoro delle organizzazioni ecclesiali impegnate nella difesa
dei diritti umani, fino al punto di negare la violazione dei diritti
umani”.
Le proposte di intervento
Il rapporto, dopo le circostanziate denunce, propone anche degli
interventi per favorire una società peruviana più
giusta e riconciliata, praticando una vera giustizia. Tra questi
figura l’invito alle istituzioni e alle persone coinvolte
a riconoscere le proprie colpe e responsabilità, la proposta
di risarcimenti individuali e collettivi per le vittime e i loro
familiari e quella di cambi strutturali e istituzionali nei vari
settori dello stato (educazione, esercito, salute). La commissione
ha inoltre presentato alle istanze giudiziarie competenti più
di 50 dossiers completi e documentati con l’invito a sanzionare
i responsabili dei relativi crimini commessi.
L’impatto nella società peruviana
Il rapporto finale della CVR ha acceso un vespaio di dichiarazioni
contrastanti, evidenziando una profonda rottura tra la società
civile e i poteri forti che ancora prima della pubblicazione del
rapporto hanno organizzato una campagna di dura opposizione e discredito
contro la CVR.
In particolare va sottolineata la reazione di diversi generali e
rappresentanti delle Forze Armate, legati anche politicamente alla
strategia antisovversiva che, in vari momenti e luoghi, ha violato
sistematicamente i diritti umani. Testimoni chiave contro generali
responsabili di sparizioni sono tutt’ora oggetto di minacce
di morte e di attentati.
Perdono ma anche sanzioni
Padre Gustavo Gutierrez, fondatore della Teologia della Liberazione,
sottolinea la preparazione e la professionalità dei membri
della CVR: “sono personalità riconosciute non solo
nel Perù, per il loro spessore morale e intellettuale e,
quando parlano di atrocità, si riferiscono a cose accadute
realmente che non si possono più occultare”. Il religioso
dominicano afferma che l’obiettivo ideale per una soluzione
profonda va ricercato nel perdono, però “è chiaro
che la società deve raggiungere la giustizia anche attraverso
le sanzioni; (..) sono comprensibili i nervosismi però bisogna
evitare relazioni e collaborazioni delle istituzioni con coloro
che violarono la legge e i diritti umani.
L’eco a livello internazionale
Al momento della sua pubblicazione il rapporto finale della CVR
è stato positivamente salutato con un messaggio del Presidente
della Commissione della Verità del Sudafrica Arcivescovo
Desmond Tutu, del Premio Nobel per la Pace Rigoberta Menchú,
delle Madri di Plaza de Mayo, ecc.
Human Rights Watch (www.hrw.org) di New York, WOLA –
Ufficio di Washington per questioni Latinoamericane (www.wola.org),
Amnesty International di Londra (www.amnesty.org) e la Federazione
Internazionale Diritti Umani FIDH (www.fidh.org ) di Parigi hanno
pure espresso il loro appoggio alla CVR.
Dall’Argentina il Premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel
ha ricordato che “è necessario superare l’impunità
rispetto a ciò che è successo affinché non
ritorni... NUNCA MAS...
Se non c’è verità e giustizia, non ci può
essere riconciliazione possibile”.
Il tentativo di insabbiamento del governo
Ad un anno dalla pubblicazione e nonostante gli appoggi internazionali
e il sostegno della popolazione locale, il governo peruviano non
ha ancora intrapreso nessuna delle raccomandazioni del rapporto,
cercando piuttosto di creare una cortina fumogena con un Piano di
pace e sviluppo. A fine luglio 2004 il presidente della CVR, Salomón
Lerner Febres, ha pubblicamente affermato che: “Si ha l’impressione
che il Ministero pubblico e la “Fiscalìa de la Naciòn”
si sono finora più preoccupati di discreditare il lavoro
della CVR piuttosto che compiere il proprio lavoro di azioni penali.(...)
Preoccupa inoltre che per trattare i casi di violazione dei diritti
umani si continui ad usare la giustizia privata militare, nonostante
gli abusi precedenti denunciati a livello internazionale e l’azione
di incostituzionalità inoltrata contro certi articoli del
Codice penale militare e delle relativa Legge organica.(...)
Il Piano di pace e sviluppo non è, né può essere,
un piano di risarcimenti. Ci sembra inaccettabile che il legittimo
diritto delle vittime ad ottenere riparazione sia dissolto in un
gruppo di programmi sociali che, per propria definizione, non possono
fare alcuna distinzione tra coloro che sono state effettivamente
vittime e coloro che non lo sono state”.
L’importanza della diffusione e dei sostegni esterni
Contro questi tentativi di insabbiamento risulta fondamentale innanzitutto
una capillare diffusione all’interno del Perù del rapporto
finale, per la quale si stanno impegnando varie ONG internazionali
come il coordinamento Forum Solidaridad Perù. Si tratta di
animare il dibattito non solo a Lima ma anche nelle realtà
periferiche andine e amazzoniche per mantenere acceso l’interesse
e la priorità di accompagnare questa costruzione democratica
dal basso frutto della coscienza di migliaia di cittadini che si
impegnano in prima persona per la giustizia e la pace in un contesto
particolarmente complesso, segnato da povertà strutturali
ma anche da quella dignità caratteristica di questo popolo
che non si arrende, ma lotta e si rimbocca le maniche.
D’altra parte altrettanto importante è il sostegno
internazionale alla CVR e al popolo peruviano e la mobilitazione
di forze e governi stranieri affinché esercitino una pressione
sul governo peruviano, come ad esempio con la Dichiarazione di Appenzello
che pubblichiamo in questa pagina o con l’appello
a Toledo, allegato a questo numero, che invitiamo tutti a completare
e spedire subito.
(Namaste, Solidaridad Perù, red.)
(da "Obiezione!" No.54, settembre 2004)
Dichiarazione di Appenzello inviata al presidente
Toledo dai partecipanti a un incontro
Perù: giustizia per le famiglie delle vittime
Questa è la motivazione che anima la Dichiarazione di Appenzello:
Yuyanapaq lanciata dagli ottanta partecipanti al “V Incontro
Europeo-Peruviano” svoltosi nella città di Appenzello
dal 29 luglio al 2 di agosto 2004. I partecipanti, che hanno tutti
vissuto e lavorato per diversi anni in Perù in progetti di
sviluppo e di pastorale sociale, provenivano da Germania, Spagna,
Francia, Olanda, Italia e Svizzera.
La Dichiarazione, che pubblichiamo di seguito integralmente, è
stata inviata al presidente della Repubblica peruviana Alejandro
Toledo e ai vari organi di informazione che, specialmente in Ticino,
l’hanno però completamente ignorata. (red)
Con questa parola quechua che significa ”per conservare la
memoria“ delle vittime e svegliare la coscienza affinché
non si ripeta, vogliamo rivolgerci a voi.
Siamo donne e uomini che hanno vissuto e tuttora vivono periodi
intensi in Perù. Molti di noi rappresentano organizzazioni
di solidarietà in diversi paesi europei.
Nella Sala Gringel di Appenzello (Svizzera), ha avuto luogo il „V
Incontro Europeo-Peruano“, dal 29 luglio al 2 agosto 2004.
Durante questo incontro, l’ex commissario P. Gaston Garatea,
ci ha informato esaustivamente riguardo il lavoro della Commissione
della Verità e Riconciliazione, CVR.
Tramite voi vogliamo ringraziare il popolo peruviano, specialmente
le persone coinvolte direttamente nel lavoro della Commissione,
per il grande sforzo che ha significato l’inizio di questo
processo.
Ci impressiona e ci rallegra che il rapporto finale abbia raccolto
la voce di più di 17’000 persone che hanno sofferto
direttamente la violenza della Guerra Interna tra il 1980 e il 2000,
e ci abbia reso coscienti della scomparsa di quasi 70’000
peruviani.
Rileviamo il coraggio e il valore di queste persone che, nonostante
abbiano sofferto tanto, hanno voluto portare le loro testimonianze
affinché la società peruviana conosca, ricordi e non
ripeta.
Questo rapporto denuncia le gravi violazioni dei Diritti Umani commesse
durante questo periodo e contemporaneamente presenta proposte di
risarcimenti (individuali e collettivi) e di cambi strutturali e
istituzionali nei diversi settori dello stato (educazione, forza
armata, salute), per ottenere una società giusta e riconciliata.
La commissione ha presentato circa 50 documentazioni complete alla
“Fiscalia de la Nacion” per ottenere l’accusa
dei responsabili dei crimini commessi, che ancora non sono stati
giudicati dai rispettivi tribunali.
Abbiamo la certezza che il processo iniziato dal lavoro del Comitato
della Verità deve continuare.
Per questo motivo ci preoccupa che trascorso un anno dalla pubblicazione
del rapporto finale, siano stati fatti cosi pochi passi in avanti
verso il raggiungimento degli obiettivi d’accordo con le conclusioni
e le raccomandazioni del rapporto.
Non vorremmo mai che chi durante vent’anni ha sofferto sulla
propria pelle la crudeltà della violenza, dell’abbandono
e dell’insicurezza resti senza nemmeno un gesto di solidarietà
e umanità che lo aiuti a sentire che appartiene al Perù
e ai peruviani e che resti senza il diritto di vivere un’esperienza
di giustizia, verità, riconciliazione e pace.
Consideriamo come un progresso importante l’esistenza della
Commissione multisettoriale destinata al proseguimento del rapporto
della CVR. Sappiamo inoltre che essa manca di risorse che le permettano
di fare il suo lavoro caparbiamente.
Sappiamo che nel campo della giustizia i progressi sono insignificanti.
Riponiamo tutta la nostra fiducia nel fatto che Lei assumerà
pienamente la responsabilità etica e politica proposta dalla
CVR.
Da parte nostra c’impegniamo a diffondere e appoggiare il
rapporto della CVR e fare tutto il possibile affinché i governi
dei paesi dove viviamo solidarizzino con noi in questo sforzo.
(da "Obiezione!" No.54, settembre 2004)
Fondato dalla Confederazione e dalle Opere
assistenziali,
sarà operativo dal mese di settembre
IL CENTRO PER LA PROMOZIONE DELLA PACE
Numerosi conflitti armati che coinvolgono in particolare i Paesi
in via di sviluppo o di transizione, sollecitano sempre di più
la politica della Svizzera in materia umanitaria, di sviluppo e
di pace.
È in questo contesto che il Dipartimento federale degli affari
esteri (DFAE) e le associazioni umanitarie svizzere hanno creato
il Centro per la promozione della pace ("Kompetenzzentrum Friedens-förderung,
KOFF), annesso alla Fondazione Svizzera per la pace di Berna.
Il Centro ha il compito di sostenere il ruolo costruttivo della
Svizzera nella soluzione dei conflitti internazionali. Ciò
esige dalla Svizzera che faccia prova di coerenza nei suoi sforzi
a favore della pace ed è quanto contribuirà a fare
il Centro suscitando delle sinergie tra i diversi attori statali
e privati, nazionali ed internazionali, nel campo della promozione
della pace. Si sforza di favorire in questo ambito la cooperazione
delle organizzazioni non governative (ONG) svizzere tra di loro
e con le ONG internazionali, moltiplicando i legami con la politica
ufficiale della Svizzera.
Il Centro contribuisce inoltre attivamente alla concezione e alla
realizzazione coerente della politica svizzera in materia di pace
attraverso le sue analisi, i suoi consigli e i suoi corsi di formazione,
così come attraverso le relazioni che crea ed intrattiene.
Interviene così a tutti i livelli e in tutte le fasi dell'elaborazione
del conflitto (prevenzione, gestione dei conflitti e del periodo
post-bellico).
Il Centro riduce le mancanze e sviluppa le capacità di promozione
della pace, ciò che costituisce il suo apporto al DFAE ed
alle associazioni umanitarie svizzere, con le quali stabilirà
le sue attività in funzione delle necessità.
Tipi di attività previste:
Piattaforma:
il Centro costituisce una piattaforma di riflessione e d'informazione;
è anche in grado di giocare un ruolo attivo nella risoluzione
comune dei problemi nell'ambito della promozione della pace; mette
in relazione il DFAE e le associazioni umanitarie con i corrispondenti
internazionali coinvolti.
Informazione e documentazione:
il Centro raccoglie informazione e documentazione sulla promozione
della pace, organizza incontri e prepara pubblicazioni destinate
specificatamente ad alcuni settori mirati della popolazione. Attualmente
sta già pubblicando regolarmente in francese, tedesco ed
inglese una KOFF-Newsletter.
Analisi e consigli:
il Centro offre al DFAE e alle associazioni umanitarie una serie
di servizi (tra gli altri analisi dei conflitti, consigli strategici
per la gestione dei conflitti, analisi dell'esperienza e degli insegnamenti
della promozione civile della pace, formazione continua).
La direzione strategica del Centro è assicurata da un comitato
direttivo che riunisce due rappresentanti della Direzione politica
del DFAE, uno della Direzione dello sviluppo e della cooperazione
(DDC), tre delle ONG svizzere e il direttore della Fondazione svizzera
per la pace.
L'equipe, che sarà completamente operativa a partire dal
1. settembre, è composta dalla direttrice Thania Paffenholz,
da Mô Blecker e Miges Baumann ("Senior Programm Officer"),
da Natascha Zupan e Tobias Hagmann (collaboratori scientifici) e
da Daniel Zivcec, che si occuperà della documentazione.
Ulteriori informazioni possono essere richieste direttamente a:
Centro per la promozione della pace, c/o Fondazione svizzera per
la pace, Gerechtigkeitsgasse 12, 3008 Berna,
Tel. 031 - 310.27.27,
E-mail: koff@swissppeace.ch,
Internet: www.swisspeace.ch.
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