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La vita umana è sacra
ed ogni forma di guerra va vista come un attentato alla sua dignità
NONVIOLENZA: VANGELO TRADITO DAI CRISTIANI
In un articolato intervento dal titolo "Vivere all'ascolto
del Vangelo", apparso sul no. 3 del novembre 2000 della Rivista
Teologica di Lugano, don Sandro Vitalini mette in evidenza le esigenze
rivoluzionarie che si impongono per i cristiani in politica. Se
essi, fondandosi sul Vangelo riconoscono la dignità suprema
della persona umana, si impegnano per creare le condizioni che favoriscano
una concreta fratellanza tra gli uomini. Se l'uomo è il valore
supremo nella creazione, egli ha l'inalienabile diritto di coltivarlo.
La sua vita è sacra ed ogni forma di guerra va vista come
un attentato alla sua dignità. Poiché gli uomini sono
fratelli davanti a Dio, l'unico signore della creazione, la condivisione
dei beni è un dovere che deve essere promosso a livello politico
su scala universale. Giacché, inoltre, l'essere umano è
comunione interperso-nale, la difesa della sua dignità deve
essere compiuta anche col massimo impegno a livello familiare.
Una politica ispirata al Vangelo è certo molto esigente,
ma, almeno a tappe coraggiosamente affrontate, deve essere perseguita.
Ne va dell'avvenire stesso dell'umanità.
Per motivi di spazio, dei sei punti toccati nell'intervento (La
dignità della persona, La fratellanza universale, Il lavoro
come diritto-dovere, La civiltà nonviolenta, La giustizia
sociale e La famiglia) ne riproduciamo integralmente uno e qualche
stralcio dalle conclusioni. (red)
La civiltà nonviolenta
Forse è su questo punto che il Vangelo è stato tradito
in modo più sfacciato dai cristiani. Le esigenze di Gesù
sono chiare e perentorie: "Io vi dico di non resistere al malvagio;
anzi, se uno ti colpisce sulla guancia destra, tu porgigli anche
la sinistra… Amate i vostri nemici e pregate per quelli che
vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che
è nei cieli" (Mt 5,39.44-45).
Per secoli la Chiesa ha rispettato questo precetto di Gesù,
che impone la nonviolenza e l'amore per il nemico come conseguenza
dell'unico precetto dell'amore riassumente tutta la rivelazione
(cfr. Rm 13,10). Ma con l'età costantiniana la Chiesa ha
assunto progressivamente le prerogative che erano state quelle della
religione pagana e si è affermata come una espressione di
potere umano, bisognoso di essere sostenuto anche militarmente sia
dallo Stato sia anche da un esercito proprio. Nei primi secoli si
vietava già al catecumeno e poi al battezzato di essere soldato.
In seguito invece si elaborò la dottrina della legittima
difesa, che prevedeva almeno la costituzione di un esercito armato
per la difesa di una comunità e di un territorio.
La Chiesa primitiva è cosciente che con Gesù si sono
compiuti i tempi messianici, dove le lance si trasformano in falci
(cfr. Is 2,4). Il cristiano non esita a morire di spada (cfr. Rm
8,35), ben sapendo che nulla lo può più separare dal
Cristo. Ma egli non deve mai usare la spada. Gesù nel momento
supremo della sua vita terrena, proibisce espressamente l'uso della
spada: "Rimetti la tua spada nel fodero, poiché tutti
quelli che mettono mano alla spada, di spada periranno" (Mt
26,52). Sono parole gravissime, se le attribuiamo al Figlio di Dio.
Apparentemente sembrano assurde, perché molti che uccidono
di spada non muoiono uccisi allo stesso modo. Ma è certo
che il testo ha un significato più profondo (cfr. Ap 13,10)
e ci ricorda che l'uomo che uccide il fratello si uccide, e cioè
spegne l'immagine divina che lo chiama ad una crescita ininterrotta
nell'amore.
Il cristiano addirittura non dovrebbe difendersi nemmeno in tribunale.
Paolo è indignato quando apprende che i fedeli di Corinto
hanno delle contese tra loro, che portano al giudizio dei tribunali.
Egli li invita, se è il caso, a creare nell'ambito della
comunità un tribunale formato dalle "persone più
umili della chiesa" (1Cor 6,4). Egli anzi conclude: "È
già una colpa per voi avere liti vicendevoli! Perché
non subire piuttosto l'ingiustizia? Perché non accettare
di stare dalla parte del torto?" (1Cor 6,7). Di fatto nella
storia raramente i cristiani ricorsero alla comunità credente
per dirimere le loro liti ed anche oggi i tribunali diocesani sono
abitualmente impegnati solo in cause di tipo matrimoniale.
Lo iato che esiste tra la dottrina del Nuovo Testamento e la prassi
ecclesiale millenaria è tale da darci le vertigini. La coscienza
del singolo come della comunità è stata progressivamente
addormentata. Si pensi anche soltanto alla visione "celeste"
"in hoc signo vinces" che avrebbe incoraggiato Costantino
alla battaglia. Quante volte poi la croce è stata unita alla
spada e incisa sulle alabarde per combattere gli eretici, i nemici
del papa, gli infedeli, ma anche per conquistare nuove terre e per
schiacciare rivolte ed imporre la schiavitù. Ancora in questo
secolo armi ed eserciti hanno ricevuto delle benedizioni e persino
al Concilio Vaticano II l'idea di un servizio civile alternativo
è stata ammessa som- messamente, essendo i vescovi statunitensi
sostenitori degli interventi armati americani nel mondo.
La mentalità comune in questi ultimi trent'anni si è
comunque largamente modificata. È stato introdotto il servizio
civile alternativo in quasi tutti gli Stati e, dopo la caduta della
cortina di ferro, la stessa concezione di difesa è andata
correggendosi. Rallegra il fatto che eserciti che fino a ieri si
erano combattuti (come quelli di Germania e Francia) non solo si
siano coalizzati, ma si siano anche impegnati insieme in manovre
costruttive come l'assistenza dei civili in caso di catastrofi naturali.
Se però ci chiediamo quale sia stata l'incidenza concreta
del pensiero cristiano su queste trasformazioni ideologiche, dobbiamo
ammettere che essa è stata scarsa, e anzi taluni profeti
(si pensi a Don Milani in Italia) sono stati zittiti. Guardando
la storia si ha a volte l'impressione che noi cristiani, invece
di essere dei propulsori, siamo stati dei rimorchiati.
Se ci si vuole ispirare al Vangelo è necessario promuove
una politica coraggiosa che miri a favorire il servizio civile esercitato
in patria e all'estero. La tendenza che si delinea per un esercito
più ridotto, formato da professionisti, indica la prospettiva
per il futuro, già oggi in parte attuata là dove forze
di diverse nazioni - idealmente di tutte - intervengono per sedare
conflitti locali e creare condizioni di dialogo e di pacificazione.
Se le somme astronomiche scialacquate per gli armamenti dai due
blocchi fossero state impiegate per bonificare i deserti, oggi nel
mondo nessuno più morirebbe di fame. Per disinnescare la
bomba ad orologeria della fame è urgentemente necessario
un intervento massiccio di uomini e di mezzi. L'unica difesa possibile
degli Stati contro una nuova ondata di miliardi di affamati resta
la lotta capillare sul posto per aiutare gli uomini a ritrovare
nel lavoro la possibilità di sfamarsi, di vivere ad immagine
del loro Creatore.
Conclusioni:
(…)
Sarebbe ora e tempo che Chiese e cristiani, pur coscienti della
modestia delle loro forze, si facessero voce di chi non ha voce
e denunciassero ogni forma di sopraffazione nei confronti dei poveri.
L'ingiustizia nei loro confronti, con la cosiddetta globalizzazione,
ha assunto proporzioni mostruose.
(…)
Una politica ispirata al Vangelo privilegia l'essere e mette in
discussione l'avere, e crede che l'avvenire dell'umanità
si gioca oggi proprio sulla scommessa tra avere ed essere. Se verrà
privilegiata la logica dell'avere, della chiusura, del guadagno
a qualunque costo, la bomba della rivolta degli affamati potrebbe
anche portare alla scomparsa dell'umanità. Se ci si impegna,
ma non solo su di un piano vagamente caritativo, bensì con
un deciso programma politico, a privilegiare l'essere, il servizio
della persona umana in tutti i continenti, è pensabile che
il 21.mo secolo possa davvero diventare quel secolo spirituale di
pace e di intesa tra i popoli che tutti sognamo, ma che di fatto
si realizzerà solo con il contributo e il sacrificio di ognuno.
Sandro Vitalini
(da Obiezione! no. 40, Marzo 2001)
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