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ALTERNATIVE ALL'ESERCITO: LA DISSUASIONE CIVILE
parte terza: ipotesi pratiche
Nella prima parte (v. Obiezione! N. 41) si è parlato di
principi teorici, mentre nella seconda (v. Obiezione! N. 43) sono
stati presentati alcuni esempi storici. Affrontiamo ora la dissuasione
civile da un punto di vista più pratico.
Indubbiamente una buona coesione sociale della popolazione che deve
difendersi è essenziale perché un sistema di dissuasione
civile funzioni a dovere. In questo senso la Svizzera rappresenta
probabilmente un terreno molto favorevole rispetto ad altre nazioni
con spaccature molto più marcate tra classi sociali e formazioni
politiche avversarie.
Inoltre una società civile che conosce molte organizzazioni
ben strutturate avrà dei canali di trasmissione delle informazioni
assai capillari: si pensi in particolare ai sindacati e alle organizzazioni
professionali, ma anche alle religioni confessionali.
Dal punto di vista politico durante una resistenza civile è
essenziale il ruolo svolto dalle autorità legittime: queste
devono con grande coerenza e determinazione rifiutarsi di collaborare
con l’invasore, guidando la popolazione anche nella clandestinità.
Se i dirigenti del paese invaso non fanno in tempo a entrare nella
clandestinità e vengono arrestati dall’occupante, altri
dirigenti in linea con il potere legittimo dovranno assicurare la
guida della resistenza della nazione. Un’opinione pubblica
favorevole alla resistenza civile lotterà con molta più
determinazione anche sul lungo periodo sapendo che le proprie autorità
legittime non si piegano al volere dell’invasore.
Alcuni aspetti giuridici sono pure da considerare assai importanti:
nella carta costituzionale del paese che si prepara ad una difesa
civile dovrebbero essere chiaramente presenti delle disposizioni
che garantiscano che il potere politico può essere legittimamente
esercitato solo da persone libere da ogni pressione fisica o morale
e quindi non manipolate da un eventuale invasore. Inoltre la costituzione
dovrebbe prevedere una lista di atti ritenuti di principio giuridicamente
nulli, fintanto che delle truppe d’occupazione siano presenti;
per esempio, questa lista potrebbe comprendere sia la modifica delle
istituzioni (costituzione, diritti fondamentali,…), sia ogni
appello a sospendere la resistenza.
Durante una resistenza all’invasore l’amministrazione
ed i funzionari sono chiamati a svolgere un ruolo importante: attraverso
i loro canali il nemico cercherebbe di attuare numerosi cambiamenti
a lui favorevoli. I funzionari devono quindi prepararsi in anticipo
ad una situazione simile, per essere in grado di ostacolare i propositi
del nemico; in determinate situazioni devono essere capaci di dimissionare
dal loro incarico. Sarebbe quindi opportuno elaborare delle “istruzioni
ufficiali” sugli obblighi dei funzionari dello stato nel caso
di perturbazioni gravi dell’esercizio del potere legittimo
normale.
Da quanto elencato finora si deduce l’importanza di un’accurata
preparazione alla resistenza non armata al nemico da parte delle
autorità politiche e degli apparati amministrativi, forze
di polizia comprese. Anche la popolazione civile, però, deve
prepararsi non solo a livello di principi, ma anche sul piano pratico.
Questo probabilmente è possibile in parte attraverso le reti
associative già esistenti (sindacati,ecc.), ma in parte anche
attraverso un’istruzione capillare assicurata dallo stato:
dei corsi di base (corrispondenti civili della scuola reclute) potrebbero
essere seguiti da regolari aggiornamenti e da eventuali esercitazioni
(corsi di ripetizione). Solo così sarà possibile,
in caso di bisogno effettivo, trasmettere tutte le comunicazioni
indispensabili attraverso una rete che sfugga al controllo del nemico,
organizzare dei sabotaggi, indire degli scioperi più meno
estesi, lavorare per il nemico senza collaborare veramente ecc.
Naturalmente l’istruzione dovrà tener conto in modo
particolare anche dei rischi corsi dai civili e dei modi migliori
per evitarli.
A passo di corsa abbiamo delineato i concetti di base di una “dissuasione
civile”, che purtroppo nessuna nazione ha ancora introdotto.
Pensando alla Svizzera, tale opzione difensiva inizialmente andrebbe
per lo meno promossa quale complemento alla dissuasione armata:
i primi a lanciarsi nello studio e nell’organizzazione di
una difesa civile potrebbero essere gli obiettori di coscienza che
oggi svolgono il Servizio Civile sostitutivo!
Rolando Bardelli
Fonti bibliografiche:
1) Christian Mellon, Jean-Marie Müller, Jacques Sémelin:
La dissuasion civile; edizioni Fondation pour les Etudes de Défense
Nationale, Parigi 1985
2) Résistances civiles. Les leçons de l’Histoire;
Non-Violence Actualité, Dossier n° II; Montargis 1983
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