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ALTERNATIVE ALL'ESERCITO: LA DISSUASIONE CIVILE
parte seconda: esperienze storiche
Come segnalato nella prima parte (pubblicata su Obiezione! no 41),
non esistono esperienze storiche che corrispondano davvero alla
difesa civile non armata da parte di una nazione. Conosciamo però
numerosi esempi storici di lotta contro l'invasione nemica con metodi
nonviolenti. Vediamone alcuni.
Sciopero dei minatori nel Nord-Pas-de-Calais
In questa regione francese, prossima al confine con il Belgio, nel
1941 si sviluppò un movimento di massa rimasto unico nella
storia della Francia occupata dalla Germania nazista. La regione,
che non aveva ancora accettato l'armistizio di Vichy, credeva nella
vittoria degli Inglesi e nutriva forti sentimenti antigermanici,
ereditati dall'occupazione del 1914. I minatori si misero in sciopero
contro l'occupazione nazista e allo stesso tempo contro le direzioni
delle compagnie minerarie, che avevano rapidamente aderito alle
richieste dell'invasore, interessato al carbone per scopi bellici:
a partire dal 27 maggio lo sciopero si estese in pochi giorni a
tutte le concessioni, con gran sorpresa dei tedeschi. Ottenuta qualche
concessione iniziale da parte delle direzioni delle compagnie e
da parte dell'occupante, gli scioperanti non fermarono la loro azione.
Iniziò allora la repressione, con alcune centinaia di arresti
eseguiti soprattutto dalla Gendarmerie francese, spalleggiata dai
nazisti; oltre 200 persone furono deportate e più della metà
non fece ritorno. Il movimento allora abbastanza rapidamente s'indebolì
e si spense. Si riattivò però nel 1943, quando i tedeschi
ordinarono in particolare che i minatori lavorassero 3 domeniche
su 4; questa volta gli ingegneri delle compagnie e la Gendarmerie
furono molto meno zelanti nella collaborazione con il nemico; al
culmine dell'azione si contarono 50'000 minatori in sciopero e per
finire i tedeschi dovettero abbandonare le loro richieste.
Lotta della società medica olandese contro la nazificazione
della medicina
Protagonisti di questa lotta nonviolenta furono i membri della "Società
olandese per la promozione della medicina" (equivalente della
FMH svizzera), che a causa delle circostanze della guerra entrarono
nella clandestinità per costituire un'altra organizzazione,
denominata "Contatto medico". Nell'autunno del 1941, sotto
occupazione nazista, le autorità vollero creare un ordine
ufficiale al quale ogni medico olandese avrebbe dovuto iscriversi:
grazie a "Contatto medico" si giunse al boicotto del nuovo
ordine da parte della stragrande maggioranza dei medici. Per circa
un anno l'occupante non reagì, poi 80 medici vennero arrestati.
Come reazione, 6000 loro colleghi tolsero le loro placche professionali
e chiusero i loro studi medici. Di fronte a questa dimostrazione
di forza, le autorità naziste accettarono di negoziare con
i responsabili dell'azione: il nuovo ordine professionale non venne
abolito, ma cadde l'obbligo di aderirvi. In seguito i nazisti se
la presero ancora con i medici olandesi e trecento di loro furono
arrestati. A poco a poco, però, vennero tutti liberati e
non fu più questione di aderire all'ordine ufficiale. Alla
fine della guerra i medici resistenti si dichiararono soddisfatti
per aver preservato l'indipendenza della medicina olandese.
Dimissione del governo danese
Sul piano politico, l'esempio più eccezionale di non cooperazione
durante il periodo nazista è rappresentato dalle dimissioni
del governo danese nell'agosto 1943. Durante quell'estate dei movimenti
di sciopero preceduti da operazioni di sabotaggio si svilupparono
attraverso tutto il paese. Queste azioni coordinate erano il segno
che la resistenza clandestina stava rafforzandosi e il governo danese
non si dette troppo da fare per arrestare gli scioperanti e perseguire
i sabotatori. La situazione diventava critica e i Tedeschi furono
obbligati ad intervenire: ingiunsero al governo danese di instaurare
lo stato d'emergenza, di sequestrare tutte le armi possedute dai
cittadini, di creare dei tribunali eccezionali e di condannare a
morte gli autori dei sabotaggi. Le autorità del paese invaso
rifiutarono di aderire a queste richieste e comunicarono ai Tedeschi
le dimissioni del governo: sarebbe rimasto in carica solo un ministro
degli esteri per il disbrigo degli affari correnti. La Danimarca
fu allora governata direttamente dai nazisti, ma le dimissioni del
suo governo legittimarono in pieno la resistenza clandestina (che
di lì a poco si occupò in particolare del salvataggio
degli ebrei).
La "primavera di Praga"
Nel gennaio del 1968 in Cecoslovacchia venne eletto un nuovo capo
di stato, Alexander Dubcek, che impersonificava il "socialismo
dal volto umano": non ricorreva alla censura, aveva fiducia
nel popolo e accettava le critiche; si adoperò per introdurre
delle riforme democratiche con l'intenzione di rafforzare il socialismo
del suo paese, senza per questo cercare la rottura con il Cremlino.
Questa politica che mescolava marxismo e democrazia inquietò
però il patto di Varsavia, al punto che le truppe alleate
di Unione Sovietica, Polonia, Ungheria, Bulgaria e Germania dell'Est
invasero la Cecoslovacchia il 20 agosto 1968 in nome dell'assistenza
fraterna, con l'intenzione di installare un nuovo governo fedele
a Mosca. Dubcek condannò immediatamente l'invasione e riuscì
a convocare un congresso clandestino del Partito comunista il 22
agosto, appena prima di essere arrestato e trasferito a Mosca con
altri dirigenti del governo cecoslovacco; il popolo ceco iniziò
allora spontaneamente, in modo improvvisato, una resistenza clandestina.
Numerose attività di sabotaggio e opposizione all'invasore
si svilupparono lentamente ma in modo esteso in tutto il paese,
grazie anche al sostegno di numerose radio pirata: scioperi, discussioni
con gli equipaggi dei carri armati e con i soldati del patto di
Varsavia che non osavano impiegare le armi contro dei civili, deviazione
degli approvvigionamenti attraverso informazioni false fornite all'invasore
(anche spostando i cartelli stradali !) ecc… In clandestinità
venne eletto un nuovo governo ceco, formato quasi esclusivamente
da progressisti, che lanciò un ultimatum: se l'occupante
non si fosse ritirato, sarebbe iniziato uno sciopero generale in
tutto il paese. Gli invasori si trovarono così vittoriosi
sul piano militare, ma del tutto impotenti nel gestire la società
civile cecoslovacca; malgrado numerosi tentativi non riuscirono
a mettere in carica un governo filosovietico; il morale delle truppe
occupanti cominciava a vacillare. Il Cremlino giunse così
a intavolare delle trattative con i dirigenti cechi in clandestinità.
Purtroppo, però, Dubcek e i suoi colleghi di governo a un
certo punto finirono per cedere alle martellanti richieste dei dirigenti
sovietici di firmare un documento che legalizzasse l'invasione del
loro paese: si ruppe così quell'importante alleanza che fino
a quel momento era esistita tra il popolo cecoslovacco e i suoi
dirigenti imprigionati a Mosca. Questo fatto permise progressivamente
all'invasore di delegittimare i dirigenti cechi clandestini e di
rimettere a capo della Cecoslovacchia Dubcek affiancato da numerosi
personaggi politici filosovietici. La "Primavera di Praga"
finì così per spegnersi e Dubcek, che fino all'ultimo
s'illuse di poter promuovere delle riforme democratiche, venne abbastanza
rapidamente messo da parte, finendo la sua carriera come funzionario
subalterno al servizio delle acque e delle foreste.
Rolando Bardelli
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