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ALTERNATIVE ALL'ESERCITO: LA DISSUASIONE CIVILE
parte prima: concetti teorici
Dopo la caduta del muro di Berlino gli equilibri politici e militari
internazionali sono cambiati: la contrapposizione tra il
blocco comunista e i paesi industrializzati occidentali e filo-occidentali
ha lasciato il posto all'egemonìa di questi ultimi, guidati
dagli Stati Uniti. Il rischio che insorgano nuovi conflitti non
si è ridotto, anzi, è probabilmente aumentato: bastino
come esempi l'ex-Jugoslavia o il conflitto cronico e più
o meno latente tra gli Stati Uniti e l'Irak. Questo vuol dire che,
in numerose regioni della terra, un gran numero di civili rimane
sotto la minaccia delle armi convenzionali moderne, dotate di un
potere distruttivo incommensurabile rispetto a quelle usate dall'umanità
nel passato. Inoltre rimane sempre efficiente e pronto ad essere
utilizzato un imponente arsenale nucleare, che potrebbe annientare
più volte l'umanità intera.
Considerati questi dati, la Svizzera può fare a meno di un
sistema difensivo? Credo di no: ogni comunità umana organizzata
cerca sempre di difendere i propri membri dai pericoli esterni.
E come possiamo difenderci, in caso di necessità ? Attualmente
l'unico mezzo a disposizione è l'esercito. Si tratta di uno
strumento di difesa, che in realtà rappresenta piuttosto
uno strumento di dissuasione: serve essenzialmente a indurre il
potenziale invasore del nostro paese a rinunciare ai suoi propositi
in quanto rischierebbe delle perdite eccessivamente pesanti. Come
si diceva sopra, però, le armi convenzionali moderne sono
così potenti che in caso di uso effettivo, quando l'aggressore
non si fosse lasciato dissuadere, porterebbero non solo alla distruzione
del nemico, ma anche a quella del nostro paese e alla decimazione
dei suoi abitanti civili. Forse solo i militari se la caverebbero
a buon mercato !
La dissuasione civile, chiamata anche difesa civile non armata o
difesa popolare nonviolenta, rappresenta un'alternativa al dispositivo
di dissuasione armato. Il fondamento di una difesa civile nonviolenta
non è costituito dalla fede nella bontà dell'uomo
o dall'illusione che con la discussione tutto possa essere risolto.
L'intenzione non è quella di convincere il nemico, bensì
quella di costringerlo a rinunciare all'aggressione utilizzando
altri mezzi di forza al posto di quella delle armi. La difesa civile
non armata deve consistere in una politica di difesa attiva della
società civile contro un'aggressione militare, ricorrendo
in modo pianificato e ben preparato ad azioni collettive di non-collaborazione
e di confronto con l'avversario, di modo che quest'ultimo si ritrovi
nell'impossibilità di raggiungere i suoi obiettivi e che
in particolare non possa impiantare il regime politico che vorrebbe
imporre alla popolazione aggredita.
Il concetto teorico di difesa civile è stato già delineato
e precisato, anche da parte di studiosi di strategia militare. Non
è però possibile riferirsi ad esperienze storiche
che corrispondano pienamente al concetto teorico: nessuna nazione
ha finora vinto un aggressione militare straniera mettendo in atto
una strategia dell'azione nonviolenta. Questo non vuol dire che
la stessa sia da buttare alle ortiche, ma che va sviluppata e studiata
a fondo dato il contesto politico attuale e soprattutto considerato
il potenziale terribilmente distruttivo delle armi contemporanee.
Del resto esistono esempi storici puntuali di efficace resistenza
non armata, in particolare in occasione di lotte di liberazione
(v. l'esperienza di Gandhi contro gli Inglesi) o durante la seconda
guerra mondiale (v. l'opposizione degli insegnanti norvegesi alla
nazificazione della scuola).
Rolando Bardelli
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