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Raccolte in 50 giorni e consegnate il 23 aprile
2002 alla Cancelleria federale
18’000 FIRME PER ABOLIRE L'ESAME DELLA COSCIENZA
Circa 18’000 sono state le firme raccolte in soli 50 giorni
dalla petizione “Libertà di coscienza: servizio civile
invece della prigione”, pure allegata all’ultimo numero
di Obiezione!.
Le stesse sono state consegnate il 23 aprile alla Cancelleria federale
a Berna, dal Comitato svizzero per il servizio civile (CSSC) nel
corso di una piccola manifestazione con obiettori in costume da
carcerati rinchiusi in una gabbia. La petizione chiede che l’esame
della coscienza per accedere al servizio civile sia abolito e che
quale criterio di ammissione sia sufficiente la prova dell’atto.
Ricordiamo che lo spunto per la petizione era venuto dallo sciopero
della fame durato 40 giorni dell’obiettore di coscienza Marino
Keckeis che da metà gennaio scontava una pena di 5 mesi di
detenzione per rifiuto del servizio militare, dopo che la sua domanda
di ammissione al servizio civile era stata respinta.
Egli chiedeva tra l’altro al Consiglio federale una spiegazione
sul perché doveva finire in prigione, nonostante la sua disponibilità
a svolgere un SC, ma le tre risposte del Consiglio federale (contenenti
solo frasi giuridiche, retoriche e vuote) non lo hanno per nulla
chiarito.
La conferenza stampa
I principali motivi della petizione sono poi stati presentati alla
stampa in una conferenza alla quale, oltre ai membri del CSSC, hanno
partecipato Christoph Kissling, di Justitia e Pax, che ha parlato
a nome della Conferenza dei vescovi svizzeri, il segretario della
Federazione svizzera delle associazioni giovanili (i due loro interventi
sono ripresi sotto) e lo stesso Marino Keckeis appena liberato dal
carcere lucernese di Grosshof dopo aver scontato due terzi della
pena. Profondamente marcato dalla sua estenuante lotta per il rifiuto
del SM, durata sei anni dentro e fuori dai tribunali militari e
finita in carcere, Marino ha ribadito la sua volontà di servire
in altro modo la società, la cui possibilità gli è
stata negata, l’assurdità della sua e di tutte le condanne
al carcere degli obiettori di coscienza e l’ipocrisia di chi
si nasconde dietro le leggi per non riconoscere i veri problemi.
Il CSSC e il nostro gruppo ticinese, che ne è parte integrante,
hanno sostenuto fin dall’inizio l’azione di Marino e
continueranno la loro campagna di solidarietà nei confronti
degli obiettori di coscienza incarcerati.
La prova dell’atto invece dell’esame della
coscienza
Inoltre per il CSSC è giunto il momento di abolire l’esame
della coscienza, inquisitorio, anacronistico e pieno di difetti,
e di introdurre al suo posto un modello basato sulla prova dell’atto.
Diverse varianti sono in discussione e il comitato e le organizzazioni
che vi aderiscono vogliono impegnarsi nei prossimi mesi affinché
venga introdotta quale unica condizione per l’ammissione al
servizio civile una domanda scritta nella quale si esprima la disponibilità
a svolgere un SC più lungo del SM.
Secondo un rapporto alla Commissione del Consiglio Nazionale da
parte dell’Ufficio federale di Giustizia un modello basato
prioritariamente sulla prova dell’atto per l’ammissione
al SC non sarebbe anticostituzionale, come finora hanno sempre sostenuto
Consiglio federale e Commissione del Consiglio nazionale.
Secondo questo ufficio i criteri per l’ammissione sono stati
esplicitamente lasciati aperti e un esame della coscienza non è
per nulla previsto dalla Costituzione.
Da notare che un simile modello faceva già parte delle richieste
dell’Iniziativa popolare denominata appunto “Per un
SC basato sulla prova dell’atto” lanciata nel lontano
1977.
Via blu e libera scelta
Come già allora, ancora oggi il Consiglio federale
si intestardisce ad affermare che la rinuncia ad una procedura d’esame
equivarrebbe ad una libera scelta tra SM e SC e perciò all’abolizione
del SM obbligatorio e del sistema di milizia. Dimentica però
che una scelta condizionata da un SC molto più lungo ed oneroso
del SM non è per nulla libera. Inoltre bisogna ricordare
che oggi già esiste una forma di libera scelta del SM, non
certo per il SC, ma grazie alla via blu, cioè all’esonero
per motivi medici e psichiatrici.
L’uscita prematura dal militare grazie a certificati medici
è diventata una pratica generalizzata (oltre 12’000
all’anno contro le 1’500 domande di SC!). Il problema
è conosciuto da tempo, ma i politici e i militari non sono
stati in grado nel frattempo di modificare qualche cosa nonostante
che il Consiglio federale avesse intravisto varie possibilità
di azione. Anche l’introduzione del SC con una procedura d’ammissione
restrittiva non solo non ha modificato la situazione, ma l’ha
addirittura peggiorata. Con un altro tipo di procedura, oltre che
abolire definitivamente il carcere per gli obiettori di coscienza,
si potrebbero invece recuperare numerosi giovani, permettendo anche
a loro di dare un contributo attivo alla nostra società.
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