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Eliminando l’esame di coscienza si risparmierebbero
4,5 milioni di franchi all’anno
OGNI BOCCIATURA COSTA 30'000 FRANCHI!
Traduciamo la prima parte di un articolo di Sabine Manz (ex-membro
della Commissione d’ammissione al SC) apparso sulla NZZ del
15.7.02:
In marzo il Consiglio nazionale ha discusso sulla prima revisione
della legge sul SC decidendo di rispedirla alla Commissione per
la sicurezza con il compito di semplificare la procedura di ammissione.
Dove ci porterà questa strada? Il SC rimarrà un’alternativa
per pochi, oppure diventerà la via normale per molte concittadine
e concittadini? (…)
Oggi chi inoltra una domanda d’ammissione al SC deve affrontare
un’audizione davanti ad una commissione di tre membri scelti
tra i 90 (!) membri della Commissione federale. (…)
Il Consiglio nazionale rispedendo al mittente la revisione della
legge sul SC chiede l’abolizione di questo “esame della
coscienza”, introducendo la prova dell’atto (il SC più
lungo del SM). (…)
Il dibattito sull’esame della coscienza potrebbe essere evitato
in quanto già soltanto per motivi finanziari la sua abolizione
sarebbe auspicabile e giustificata. Infatti l’attuale procedura
d’ammissione al SC costa ogni anno circa 4,5 milioni di franchi
ed i costi maggiori sono causati proprio dai colloqui per sondare
la coscienza dei candidati. Questi colloqui hanno però un
senso solo nel caso di bocciature della richiesta di ammissione
e ciò accade circa nel 10% dei casi, vale a dire 150 volte
all’anno. Ogni rifiuto costa quindi circa 30’000 franchi!
Con lo scopo di risparmiare la Svizzera dovrebbe quindi accontentarsi,
come succede nei paesi limitrofi, di una procedura scritta e della
prova dell’atto. (…)
Dunque oltre alle innumerevoli motivazioni etiche e sociali per
l’abolizione dell’esame della coscienza si aggiunge
quindi anche la questione prettamente finanziaria, il che dovrebbe
convincere ancora un maggior numero di persone sulla necessità
del cambiamento in questa direzione. Ma di questo dovrebbero rendersi
conto soprattutto i politici della Commissione della sicurezza,
che vale la pena di continuare a sollecitare.
(SG)
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