| Editoriali "Obiezione!"
Editoriale del No. 76, marzo 2010
Care lettrici, cari lettori,
Dopo 33 anni di attività il Gruppo ticinese per il servizio civile (GTSC) ha deciso di darsi un nuovo nome ed una nuova struttura associativa che rispecchi meglio le sue molteplici attività. Da tempo riflettevamo su questo passo e l’entrata in vigore della nuova procedura d’ammissione al SC ci ha dato lo stimolo necessario.
In effetti il GTSC nato nel 1977 per rivendicare il diritto all’obiezione di coscienza al SM e promuovere il SC, allora inesistente, ha con il passare degli anni sempre più allargato le sue attività, nella promozione generale della Nonviolenza e della Pace, in varie forme anche con la pubblicazione di Obiezione! (vedi pag. 4).
D’altra parte l’esigenza di una formale struttura associativa (con statuti) sempre più richiesta ad esempio per la sottoscrizione di contratti, apertura di conti, il riconoscimento giuridico per l’esonero fiscale che permetta ai nostri sostenitori la deduzione dalle imposte dei loro versamenti, è un ulteriore motivo che ci ha spinti a fare questa scelta.
Infine speriamo con questo passo di poter rilanciare la nostra attività in un momento dove domina sempre più la violenza in tutte le sue forme, e di stimolare altre persone ad impegnarsi invece nella promozione della nonviolenza.
Invitiamo quindi tutti coloro che ritengono importante questa nostra attività ad aderire ufficialmente alla nuova associazione “Centro per la nonviolenza della Svizzera italiana”(nome ancora provvisorio), partecipando all’Assemblea costituente prevista per venerdì 30 aprile 2010 alle ore 20.30 presso il Ristorante Croce federale in Viale Stazione 12 a Bellinzona.
Nel frattempo dobbiamo restare vigili a difesa delle conquiste ottenute con il SC. In effetti l’enorme successo seguito all’introduzione della nuova procedura d’ammissione basata sulla prova dell’atto, che ha più che triplicato il numero delle richieste (vedi pag. 2), ha creato il panico negli ambienti militari e la richiesta urgente di reintrodurre delle limitazioni nell’accesso al SC.
Già da subito le richieste vengono esaminate solo dopo 4 settimane se inviate durante la Scuola reclute (o dopo la fine del corso se inviate durante un CR), mentre negli scorsi giorni le Camere federali hanno addirittura approvato una mozione che invita il Consiglio federale a già modificare la Legge sul SC dopo meno di un anno dalla sua entrata in vigore (vedi pag. 3).
La consigliera federale Doris Leuthard, cercando di convincere deputati e senatori a non sostenere la mozione, ha detto che le partenze dalla scuola reclute sono aumentate solo dal 17% al 18% rispetto al passato.
Ma prima questi militi venivano scartati per ragioni mediche e non davano più nessun contributo attivo e sparivano nell’anonimato, mentre adesso passano al SC dando così un contributo attivo alla nostra società, contribuendo tra l’altro ad una solidarietà intergenerazionale e con le diverse componenti più sfavorite della nostra società. Ciò dimostra la volontà di impegnarsi in modo utile ed è senz’altro molto positivo, anche per la maturazione dei giovani stessi, ma dà fastidio a chi non vuole ancora ammettere che si possa servire la patria anche in altri modi, altrettanto, se non addirittura più utili alla nostra società attualmente in crisi.
È interessante notare che sia il senatore Bruno Frick (PPD, sostenitore della mozione), che Doris Leuthard hanno lasciato intendere che la situazione di apparente “fuga di militi” sia anche una conseguenza di “certe incapacità di comando” presenti nell’esercito ed in particolare in certe truppe. Quindi prima di tornare a rendere più difficoltoso l’accesso al SC, “gridando al lupo” per sviare l’attenzione dell’opinione pubblica, sarebbe meglio che i responsabili affrontino le situazioni critiche esistenti all’interno dell’esercito.
Come sempre, in questo numero trovate anche molte altre informazioni dalla Svizzera e dal Mondo.
Quindi buona lettura.
Luca Buzzi
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